Morrison's Live chat

Devi essere loggato per lasciare un messaggio.
Se non ti sei ancora registrato, fallo ora!

Live chat in diretta

Morrison's News

‘NDUCCIO RIEMPIE DI ALLEGRIA IL MORRISON’S

Il noto comico è stato un vero mattatore sul palcoscenico del pub cuprense
immagine-004.jpg

Intervista a cura del nostro giornalista Filix
Due ore piene di comicità verace lo spettacolo proposto da ‘Nduccio al Morrison’s, colmo di gente. L’artista è riuscito con la genuinità dialettale delle sue battute, quasi tutte incentrate sulle avvenute del cugino, dello zio e del nonno Peppe, a catalizzare l’attenzione della platea. L’internazionale ‘Nduccio, sostenitore delle tradizioni e amante dell’Abruzzo, sua terra natia, sul palcoscenico ha dato il meglio di sé e ha offerto al pubblico uno show basato sulla risata. Anche con la chitarra a tracolla ha mostrato la sua verve artistica attraverso canzoni bellissime dove amore e passione si fondono all’umorismo divertente. La comicità di ‘Nduccio è unica perché in grado di mostrare gli aspetti della vita quotidiana, fatti di contraddizioni e incertezze, ma nel contempo umane, vive e molto divertenti.
Un ritorno al Morrison’s con un’accoglienza calorosa.
Sì, sono tornato volentieri in questo pub soprattutto per l’amicizia che nutro nei confronti del titolare del locale, Maurizio Mascaretti e di tutti i ragazzi dell’Associazione Lido degli Aranci.
Ci racconta la recente esperienza fatta a Santiago del Cile?
E’ stata una tappa importante e toccante, con tanto di cerimonia. Il mio spettacolo, organizzato dall’Istituto italiano della cultura presso l’Ambasciata italiana del posto, è stato accolto ben volentieri dagli abruzzesi emigrati e anche dal Nunzio apostolico. A salutarmi c’era anche Max Berrù degli Intillimani. Questo personaggio per me è stato un emblema del movimento musicale.
E la comunità abruzzese immigrata in quel posto?
E’ una comunità molto piccola, costituita inizialmente da circa 60 famiglie, quasi tutte del teramano, partite alla fine degli anni ’40, con l’obiettivo di poter lavorare un proprio appezzamento di terreno concesso dal governo dell’epoca. Non è stato per loro purtroppo un sogno come quello vissuto da altri connazionali, ma conservano nel tempo un affetto immutato verso le proprie origini e l’accoglienza riservatami è stata unica. Attraverso me hanno accolto la cultura popolare abruzzese. Una ventata di allegria, di grande umanità, con il coinvolgimento delle diverse generazioni che vivono lì.
Ma qual è l’originalità di ‘Nduccio.
Penso che sia quella di vivere in mezzo alla gente e assorbire le vicende di tutti i giorni per poi tramutarle in chiave umoristica. Il messaggio che voglio diffondere attraverso i miei show è quello di vivere bene tutti quanti insieme, attraverso la risata e accettando il prossimo per quello che è. Quando persone di ceti sociali diversi, con opinioni politiche opposte e di differente credo religioso, riescono a ridere per la stessa cosa, allora significa che il sorriso è la vera chiave di lettura di tutta la vita.
Cosa è cambiato da quando ha lavorato con d’Agostino e Arbore?
Nulla. La stima e le opportunità offertemi da questi due autorevoli personaggi sono atti in verità rivolti alla gente che rappresento. Io sono solo un tramite, un medium della comunicazione.
A suo avviso come si fa ad avere successo con il cabaret?
Gli artisti possono nascere dal basso e tendere verso l’alto. Sono nato nelle piazze, con il contatto diretto con le persone e questo costante confronto può essere la base per avere successo.
E il giorno che verrà contestato cambierà mestiere?
No, cercherò di fare un esame di coscienza e rimodularmi.
Secondo lei la satira è utile ai nostri giorni?
Io dico che la comicità è come un paio di mutande: non sempre la stessa misura va bene per tutti. C’è a chi va stretta e a chi va larga. Io non mi calo nella satira acida e polemica, voglio solo far sorridere con la mia comicità senza offendere nessuno. Vorrei essere mutanda universale, utile, piacevole ed indolore.
Sul palco entra subito in relazione con il pubblico?
Non ho un copione ben preciso. So solo che riesco a captare il campo magnetico generato dal pubblico prima del mio spettacolo. Ed è lo stesso pubblicocce entra in scena coprotagonista con me.
Quali consigli dare a chi si affaccia al mondo dello spettacolo.
Occorre molta sofferenza. Se qualcuno non conosce questo stato d’animo non può comprendere successivamente la gioia nel raggiungere qualsiasi obiettivo.
Ma com’è ‘Nduccio fuori dal palcoscenico?
Sono sempre matto. E’ una continua osmosi di energia con chi mi sta vicino, attraverso la semplicità e le battute.
Progetti?
Non ne faccio da una vita. Solo molta beneficenza, con spettacoli per Telethon, per l’Africa e altri per campare la mia famiglia. Certamente non sono in attesa di alcuna telefonata da parte di qualche produttore televisivo o cinematografico. Sono sereno così e mi piace vivere così.

  • immagine-004.jpg

Morrison's Board

Devi essere loggato per inserire un commento. Se non sei ancora registrato fallo ora!

Morrison's Gallery

Morrison's Wellcome

Inserisci username e password per loggarti